Gli uccelli che ogni anno intraprendono la migrazione primaverile hanno già affrontato i pericoli della migrazione autunnale e le difficoltà dello svernamento, durante il quale la competizione con gli altri individui della propria e di altre specie ha provocato una forte selezione.
In primavera, sulla loro rotta di ritorno verso l’Europa e i siti di nidificazione, quando raggiungono lo Stretto di Messina hanno già superato prima il deserto del Sahara e subito dopo il Canale di Sicilia, un attraversamento marino di oltre 150 km nel punto più breve. Vento, pioggia, fame, sete, predatori, incidono fortemente sui contingenti migratori: si stima (Elkins, 2004) che circa il 50% dei migratori muoia durante la migrazione primaverile.

Fino a non molti anni fa, sulle due sponde dello Stretto di Messina, in Sicilia come in Calabria, molti di essi trovavano la morte per mano dei bracconieri; ogni uccello che veniva fermato per sempre nel suo volo verso nord, era una chance in meno per la specie di potersi perpetuare.

L’impatto della caccia illegale nei paesi interessati dalle rotte migratorie è un problema internazionale, e solo la cooperazione internazionale può aiutare a salvare gli uccelli migratori, ovunque essi siano a rischio.

Sono ormai 30 anni che su entrambi i versanti dello Stretto vengono organizzate iniziative per la tutela dei migratori e la repressione del bracconaggio, con campi di studio e sorveglianza.

Negli ultimi anni vengono organizzati campi di osservazione e protezione anche sull'isola di Malta e in Tunisia, sulla sponda africana del Mediterraneo.

In Sicilia, il campo viene oggi organizzato dalla Associazione Mediterranea per la Natura (vedi sito Migrazione).

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